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Il Lavoro oggi: l'importanza di partire da TE

LE CARATTERISTICHE DEL LAVORO OGGI

Da ormai troppi anni sentiamo parlare di crisi e la mia idea di crisi è di un periodo limitato nel tempo, che ormai dura da troppo per definirlo tale. Credo dunque che, più che trattarsi di crisi, la quale esprime l’idea di una transizione, stiamo vivendo un cambiamento.
 
Ci siamo abituati negli ultimi anni in Italia ad assistere e vivere a crolli aziendali; atteggiamenti organizzativi di scarsa considerazione e propensione allo sviluppo dei dipendenti (i quali prima di tutto sono persone, e potenziale linfa per le imprese stesse); poche opportunità allineate ai trampolini formativi che ci vengono forniti in ambito universitario; contratti che vengono chiamati indeterminati ma non ne hanno più le caratteristiche. D’altra parte se la storia delle imprese negli ultimi anni ha insegnato che anche per loro la vita non è per sempre e così facile, come possono garantirlo illudendo sé stesse in primis e di conseguenza i dipendenti?

Se le zattere e le piattaforme non sono più in grado di tenerci a galla in modo stabile, è importante allora riappropiarci della capacità di nuotare!

E’ quindi necessario ripensare al ruolo di lavoratore come lavor-attore.
Ciò significa che prima di tutto abbiamo bisogno di un cambiamento identitario legato alle aspettative ed all’immagine del sé. Questo comporta il passaggio attraverso fasi difficili da reggere e talvolta non funzionali al rialzarci in piedi, quali negazione, aggressività, tristezza e depressione, che non sempre danno spazio a facili appigli ai quali aggrapparci, con il rischio di cadere in profondi e lunghi vortici.
 
Ciò significa che prima di tutto dovrai lavorare sull’autostima e sul senso di autoefficacia, scoprendo e riscoprendo l’utilità e l’efficacia del fare affidamento sui propri desideri e sulle proprie passioni.

 

Ma laddove non troviamo la stabilità e la fiducia all’esterno, come possiamo riattivarle?
La risposta è partire dall’interno. Parti da te, dalla tua interiorità.




Sigmund Freud sosteneva: “L'uomo energico, l'uomo di successo, è colui che riesce, a forza di lavoro, a trasformare in realtà le sue fantasie di desiderio.”






Si tratta di un pensiero che fa leva sull’importanza dei desideri per ciò che si vuole e sulla capacità di sviluppare ed applicare una strategia che possa concretizzarli in modo realistico, elastico e soddisfacente.
 
Questo significa che è necessario dare spazio alla propria immaginazione, visualizzazione ed insight attraverso un profondo, autentico e spontaneo processo di dialogo con sé stessi.
 
Questo significa che è allo stesso tempo fondamentale essere abili nel pianificare delle strategie che tengano in considerazione le caratteristiche dei desideri e dell’ambiente esterno attraverso una valutazione, sperimentazione e dialogo con esso.
 
Si tratta di abilità non semplici e scontate, e che talvolta sono rallentate o bloccate dalle nostre esperienze di vita. In molti contesti educativi e scolastici non sono supportate adeguatamente.
 
Uno strumento che viene utilizzato per la facilitazione di questi processi è l’orientamento professionale o career coaching, che porta verso un atteggiamento per me fondamentale nell’approccio al lavoro.
 

Ma che tipo di legame esiste tra il Lavoro e la nostra salute?
Perchè è così importante il legame tra persona e lavoro svolto, e quindi prezioso un percorso di orientamento professionale?

LAVORO E SALUTE
 
Numerose sono le ricerche sul tema del legame tra lavoro e salute. Desidero proportene alcune.
 
Il focus che mi interessa evidenziarti è quello delle implicazioni di uno stato di malessere e stress legato alla mancanza di lavoro e gli effetti negativi di un lavoro non allineato con la persona e/o di mancanza di lavoro.
 
Il benessere legato al lavoro ha un duplice valore, uno per l’impresa la quale può beneficiare di performance migliori, legate ad una maggiore produttività, come dalle evidenze portate in luce dalle ricerche di “Great Place to Work”; l’altro per le persone, le quali possono guadagnarne in benessere, soddisfazione, autostima attivando così un circolo virtuoso.
 
LO STATO DI DISOCCUPAZIONE PUO’ MODIFICARE LA PERSONALITA’
 
E’ scientificamente provato che la mancanza di lavoro incide negativamente sul benessere psicologico della persona. La cosa più interessante è come influisce negativamente. Le conseguenze negative sono legate alla percezione del proprio valore, al locus of control, all’umore, all’emotività, ai disturbi d’ansia e non solo. Si tratta di disagi che, nel caso di disoccupazione prolungata, in certe persone addirittura aumentano, fino ad attivare un senso di sfiducia verso il proprio futuro ed una forte rassegnazione negativa e depressione.
 
Uno studio del Behavioural Science Centre dell’Università di Stirling in UK, pubblicato all’interno del Journal of Applied Psychology dell’American Psychological Association, ha dimostrato che i danni psicologici causati dalla mancanza di lavoro potrebbero essere ancora maggiori: situazioni di disoccupazione prolungata sono in certi casi correlati a cambiamenti della personalità, aspetto ritenuto invece da molti stabile nell’essere umano.

I ricercatori Boyce, Wood, Daly e Sedikides nel 2015 hanno osservato che scrupolosità, disponibilità, operatività e apertura all’esperienza si riducono dopo un lungo tempo di assenza di impiego e si tratta di aspetti di alcune caratteristiche di personalità. La base di questo è individuata nella perdita di motivazione con un senso di sfiducia, passività ed impotenza verso il mondo esterno.
 
LA CONNESSIONE TRA DISOCCUPAZIONE E SALUTE
 
Uno studio condotto tra il 2008 ed il 2013 in Grecia da Drydakis ha evidenziato la rilevanza statistica del legame tra aggravio della percezione di salute e della salute mentale a seguito della disoccupazione.
Anche in Svezia la ricerca è andata nella direzione del tema analizzato negli altri paesi, evidenziando il legame tra un evento traumatico e l'insorgere di gravi problemi a livello psichico. Nello specifico parlo di uno studio condotto ad opera di Johansson e l'Università di Goteborg. E’ emerso che fattori di stress psicosociali, tra i quali i problemi di lavoro e la disoccupazione, possono incidere sullo sviluppo di forme di demenza.
 
Anche Duncan Gallie ad Oxford, nel libro “Resisting marginalization – Unemployment experience and social policy in the European Union”, ha dimostrato il tentativo di misurare gli effetti della perdita del posto di lavoro. La perdita del lavoro è comparata alla perdita di una parte della propria identità, con le relative conseguenze.
 
STRESS E LAVORO
 
Lo stress a lavoro è considerato una difficoltà di adattamento tra individuo ed organizzazione, legato ad uno squilibrio tra risorse personali e richieste organizzative.
Una definizione la possiamo trovare citando Susan Minchie (2002): “Lo stress dovuto al lavoro è un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore”.
Le principali conseguenze dello stress lavorativo nelle persone possono essere anche fisiologiche, quali mal di testa, difficoltà digestive, gastrite, dolori muscolari.
Inoltre quando le manifestazioni dello stress sono prolungate nel tempo possono compromettere le funzioni emotive, quali reazioni d’ansia, depressione, senso di impotenza e di disperazione. Si tratta di reazioni che possono aumentare la propensione del lavoratore a considerare le condizioni lavorative come pericolose per la propria salute (Frascheri, 2009).
C’è anche chi sostiene la possibile presenza di conseguenze cognitive (come la difficoltà a concentrarsi e di memoria, che si possono estendere anche al di fuori dell’ambiente lavorativo) e effetti comportamentali quali irritazione e aggressività (Falco et al., 2010).
 
L’IMPORTANZA DI FAR LEVA SUL SE’ DESIDERANTE IN MODO REALISTICO
 
Credo sia dunque evidente la condizione da evitare e dalla quale tenerci alla larga.

Ma come possiamo fare?
Come muoverci da una zona dove non ci piace e non vogliamo stare?

Il movimento implica aver intenzione di muoversi da un’area verso un’altra, il primo e determinante passo è iniziare a dare peso all’importanza di comprendere anche dove vogliamo andare, e parallelamente, o durante il percorso, comprenderne le caratteristiche. Significa che dobbiamo tenere conto che le direzioni necessitano di essere elastiche e che è necessario attivare costantemente un dialogo con sé e con il mondo esterno.
Si tratta di due aspetti fondamentali, e la società nella quale siamo cresciuti fino a pochi anni fa non ci ha allenati particolarmente in questo. Ci siamo invece spesso affidati totalmente all’ambiente esterno con potenti e difficili conseguenze durante le forti e ormai prolungate scosse.
 
Ecco che il suggerimento che desidero darti con questo articolo è di trovare e affidare la stabilità alle tue ambizioni, alle tue motivazioni e desideri, con la consapevolezza che non si tratterà di una stanza dove accomodarsi sul divano, poiché oramai delle stanze non possiamo più avere la fiducia di un tempo, ma di un percorso che va gustato ed affrontato ad ogni passo e che implica un costante movimento ed aggiornamento.

La certezza non va più cercata nell’ambiente esterno, è necessario partire dal cercarla in te stesso, nei tuoi desideri e nella tua capacità di ascoltare la parte più interna di te. Ricorda che:
 

la Felicità ci può essere quando cerchi ciò che esiste, l’infelicità quando cerchi ciò che non esiste.

Ed in questo l’Orientamento Professionale ed il Career Coaching desidera e può esserne di supporto.

Autore: Simone Panizzuti